La pedagogia della lentezza

Spesso, il rito per fare la nanna dei miei figli piccini era guidato da “Tranquilla Piepesante”, favola di Michael Ende.

La tartaruga cammina, cammina, fa un sacco di strada… Arriverà tardi ad un appuntamento ma troverà altro.

Tranquilla, mi è poi “risuonata” a modo mio, nel mio percorso di crescita personale come mamma ma soprattutto come donna.

L’imparare a stare nel percorso, e non nella meta.

“Il perdere tempo come formazione pedagogica” insomma.

Quando iniziamo qualsiasi percorso nuovo abbiamo sempre degli obiettivi di vita, una meta a cui tendere.

Questo è giustissimo ma dobbiamo anche ampliare lo sguardo su quel che accade nel mentre, non solo su quello che vorremmo ottenere!

Come mamma avevo idee molto chiare su l’educazione dei figli, anni di studi, di pedagogia infantile e di percorsi di crescita personale su di me.

Ignoravo le mille sfide da affrontare che i libri non raccontano mica!

Spesso non si narra che la nascita bebè arriva sempre per insegnarci grandi cose, se le vogliamo vedere.

Piano piano i miei figli hanno smontato, a volte con terremoti, altre con carezze, delle sicurezze che pensavo di avere a 30 anni.

E’ come se mi avessero fatto camminare in strade super in salita con uno strapiombo di lato, per poi mostrarmi che con tanta fatica si potevano raggiungere paesaggi da togliere il fiato.

Credo che sia durante quelle faticose salite che davanti a quei meravigliosi paesaggi, abbiamo imparato ad amarci aldilà dei nostri temperamenti, aldilà di obiettivi di vita e credenze limitanti.

Grazie al modo con cui i miei figli hanno dato una bella spinta al mio percorso di crescita personale ho imparato tanto… ed ho scoperto lo “stare” mentre si percorre una strada.

Ho imparato a “stare” e sto imparando a gustarmi il percorso: il bosco, il suo profumo, le foglie secche e fra loro fiori di primavera e funghi autunnali, il canto del pettirosso, l’odore del mare lì vicino…

Ho imparato che non ha ragione la pancia, il cuore o la testa. Di volta, in volta, vanno ascoltate tutte e tre: vanno fatte risuonare in noi.. cioè a me fa bene.

Non so se davvero mi interessa cosa farò domani.

Di sicuro starò camminando, a volte avrò un’idea da realizzare, a volte no.

Anche quando avrò degli obiettivi di vita però, non correrò ma osserverò bene e mi gusterò il tutto.

Guarderò i dettagli con nuovi occhi.

Andrò…

un po’ avanti, un po’ indietro e anche di lato,

ogni tanto mi perderò fra sterpaglie,

e ascolterò il canto dell’acqua del fiume,

magari rimarrò un pochino impantanata in terreni troppo melmosi,

sarò accecata dal sole ghiacciato poche ore dopo l’alba,

o inzuppata da pioggia scrosciante.

Ma sarò lì a godermela o per lo meno a sentirla.

Di sicuro troverò chi mi dice cosa sia meglio fare oppure no.

Non credo darò loro retta, sarò interessata al percorso e non a cosa di preciso fare o non fare, sarò nella pedagogia della lentezza, o “pedagogia della lumaca”, come la chiamò Zavalloni.

Sarò interessata e cercherò di starci con tutta me stessa: come quando mi siedo quell’ora a settimana e capisco che tutto quello che ci accade è collegato, che tutto appartiene alla stessa identica magia che noi mettiamo in moto sentendoci parte integrante della strada, della Natura.

E mi sentirò ricca, tanto ricca…

Non è un ricco pomposo di una che possiede, è un ricco di colei che ringrazia per chi incontra e per quel che trova sulla sua strada.

Una ricchezza che raccolgo ogni giorno, grata della Vita e di quello che ancora devo capire.

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