Finiti gli sbirluccichii natalizi questa notte attendo una delle celebrazioni che più amo: la Befana.
Sempre curiosa è stata per me questa vecchina ed oggi lo è ancora di più a livello pedagogico.
Figlia del mondo pagano e spesso assimilata alle dee del Nord che benedicevano i campi innevati di gennaio, la Befana è raffigurata come una vecchina brutta, gobba, vestita di stracci, ma buona o, direi io, meritocratica.
Entra nelle case dal tradizionale camino, valuta se son pulite e in ordine (se i cuori, i valori e i pensieri dei suoi abitanti lo sono) e in base a ciò lascia benedizioni o scappa maledicendo chi qui vive.
Vede a fondo la Befana, non si ferma all’apparenza (lei che è brutta ma tanto buona): anche una piccola casa umile può essere una reggia piena d’amore. E sa leggere: i valori, i pensieri, le emozioni, la capacità di essere.
In base a tutto ciò agisce: caramelle, dolci e regali o carbone o cenere (cipolle in certe zone)…
A me piace sempre lasciare anche un minuscolo pezzo di carbone: non siamo mai solo buoni al 100% ma possiamo mirare ad esserlo almeno al 90% e questo ce lo ricorda
e poi la cenere e carbone simboleggiano ciò che è stato e che è con noi, oramai trasformato.
Comunque, la mia amata Befana e gli sbirluccichii natalizi, lei non brilla.
Vi dirò anche che molto di quello che ho letto pre-Natale è stato, per me, ridondante, quasi stucchevole:
– Non dite ai bimbi che sono sul libro nero di Babbo Natale
– Non usate le parole bravo e cattivo
– Non raccontate che gli elfi poi riferiranno a Babbo Natale la marachella che hai fatto con la borsa di zia Maria…
– Assolutamente non dite “lo meriti perché…”
Va bene, mi fermo.
Le mamme alla moda sulle ultime frontiere pedagogiche (pedagogiche forse) mi odieranno, tollererò.
Benissimo lavorare sul valore intrinseco (su ciò che sento dentro) e non sull’estrinseco (faccio questo non per passione ma per un premio) e benissimo non far crescere i cuccioli con bastone e carota ma vi dirò che tutta questa attenzione “sul non traumatizzare il piccolo” suona sempre più come una perdita di valori.
Valori che nella narrazione della Befana tornano.
Valori che non devono premiare ma che in primis devono avere un genitore che dica “guardate che qui lavoriamo per essere fra i buoni!”.
Questo è buono e quello cattivo.
Vieni, il mondo lo guardiamo insieme, te lo racconto, non sempre tutto va bene.
Da che parte vuoi stare? Ti insegno a stare nel giusto.
Sappi che questa strada è la più faticosa, ma è giusta. Lo facciamo insieme, ti aiuto.
Ancora prima di Babbo Natale e la Befana ma tutti i giorni dell’anno.
Perché se non facciamo capire prima (grazie a chilate d’amore, pazienza, esempio e tante spiegazioni) cos’è buono e cos’è cattivo i buoni soccomberanno e poi spariranno.
E se ci appellassimo al “mondo magico” o al film “Le 5 Leggende” (mannaggia a voi dov’è la Befana?): se le luci si spegneranno e anche la magia morirà.
Quindi ovvio non incutere timore con “non arriverà un regalo” ma ancor più doveroso essere educatori dei nostri figli dando loro dei no e dei si, essendo anche meritocratici (come insegna la Befana): lodando quello che va lodato e riprendendo e stando sull’azione errata, riportando ai valori con amore, passione e presenza.
Con questo passo e chiudo.
Una lunga notte di lavoro mi attende.

