Io non so perchè la storia di Paolo Mendico mi abbia colpito tanto.
E prima di buttare giù queste righe abbraccio fortissimo la mamma ed il papà di questo ragazzo.
Sto con loro nel loro atroce dolore. Con rispetto.
Non voglio riprendere tutto quello scritto dalle testate giornalistiche.
Io da pedagogista ho solo nel cuore un ragazzo che si è tolto la vita perchè bullizzato da anni.
Forse Paolo, per come ti raccontano, mi ricordi un pochino i miei figli.
Ragazzi dal grande valore umano a cui il rispetto per gli altri è stato insegnato e portato d’esempio fin dalla più tenera età: il rispetto dell’altro come formica o come compagno di banco, come presidente delle repubblica o come “pazzerello del paese”.
Mi ricordi Sirio in cucina che prepara arancini e tirmisù e mi ricordi Nevia con il suo violino e la sua alta sensibilità ad ogni accadimento umano o mondano.
Attenzione.
Nessun ragazzo è un santo. Neppure i “miei”
Più volte prendo i miei figli e riguardo con loro situazioni, racconto “cose che mi hanno detto su di loro” o porto segnalazioni di richieste d’aiuto.
Occasionalmente sgrido.
Più spesso mi metto in discussione: “Abbassiamo i toni…”, “Tu hai capito perchè fa così?”, “Da quanto non senti X o Y? Come sta?”, “Ho sentito la sua mamma che mi ha detto che…”, “Capisco quanto questa cosa ti faccia arrabbiare!”, “Riflettici, guarda che abbiamo qualche dovere”.
E’ capitato anche che loro mi rimandassero che: “Però me ne devo occupare sempre io! Gli altri dove sono?”.
Caro Paolo,
in due parole Sirio e Nevia, mi svelano spesso grandi verità.
A volte dico loro che son fortunata ad averli. Mi chiedo anche quando vinceranno i valori umani…
Alla disperata mi dico che dovevo renderli più menefreghisti, meno altruisti e sensibili perchè poi (scusa la frase di altri tempi ma rende l’idea) “i ragazzi da sposare rimangono soli”. Ma sbaglio… Lo penso quando la società mi delude. E oggi mi sento delusa.
Ecco, le grandi verità di oggi.
Dove sono gli altri?
Dove sono i genitori?
Perchè se davvero vi fossero i genitori e se davvero vi fossero gli altri come presenti a se stessi e con un minimo, dico un minimo di competenze emotive, i ragazzi come te non morirebbero.
“Perchè gli altri non vedono che ha bisogno?” mi ripete spesso Nevia.
Amore, perchè i loro genitori non ne hanno educato lo sguardo.
Se più giovani si accorgessero del compagno che ha bisogno, del clochard che sta morendo al freddo, della mamma che porta in braccio sulle scale della metro il bebè ed il passeggino da sola, dell’anziano che si è perso… beh.
Avremmo già vinto.
Il bullismo non esisterebbe.
Se più persone si rendessero conto, nascerebbero più e più azioni per intervenire, per aiutare, per dire: “no questo è bullismo, io non ci sto”.
Oggi accade che chi “se ne rende conto” diventa lui stesso vittima di bullismo se non è capace di imporre le sue idee e farle valere con una certa autorevolezza.
E l’autorevolezza e le competenze emotive vanno praticate ed allenate, solo alcuni le possiedono di default.
Potrei rispondere a Nevia che mi chiede “perchè non vedono” che non sono stati alfabetizzati emotivamente.
Perchè se vi fosse una costante alfabetizzazione emotiva non ci sarebbero nè bulli nè gregari del bullo.
Anche chi non prende una posizione è, in un certo modo, gregario.
Io voglio solo eroine ed eroi, cioè persone normali, che fanno azioni giuste nella loro quotidianità.
Caro Paolo,
ecco, io ho un cruccio ultimamente…
Lo pensavo pochi giorni prima del tuo passaggio.
Dove sono i genitori dei bulli, dei devianti o semplicemente dei figli non visti, dei figli a cui si offre libertà eccessiva per l’età?
Ora parliamo di “alfabetizzazione emotiva” ed è un bene.
La dobbiamo agire tutti. Contro la perdita di valori e contro lo smembramento della società.
Perchè se il bullismo è sempre esistito (ed è vero), c’era un contenitore e un teatro dove questo si svolgeva.
Spesso c’era il senso del limite (imposto e non sentito è vero ma c’era).
C’era una società.
C’erano gli adulti che si assumevano la responsabilità di essere Genitori.
Genitori con meno strumenti ma proporzionalmente più presenti nel loro ruolo.
Genitori.
Davanti a tutto ciò potete e dovete dire dei NO.
No, ti stai comportando male, ti stai mettendo a rischio, stai facendo azioni sbagliate.
Non esci più se non ti posso controllare, non esci più con lui o con lei se capisco che sei a rischio.
Stai facendo azioni sbagliate a perseguitare quel compagno.
Stai facendo azioni sbagliate a far si che venga perseguitato.
Stai facendo azioni sbaglaite a far finta di non vedere il bullismo e a non credere a quello che il compgno bullizzato racconta.
(tra parentesi sapete che tra le prime cause di suicidi dei ragazzini bullizzati c’è il non essere creduto?).
Genitori SVEGLIATEVI.
Abbiate il coraggio di guardare in modo autentico.
Guardate chi sono i vostri figli, guardate cosa fanno e come si comportano.
Apritene i cellulari e leggeteli, è vostro diritto e dovere(ovviamente quando minorenni).
Non lasciateli bivaccare in giro da piccini: una cosa è il gioco nel parchetto del paese, altro è il bivacco o il molestare gli altri.
Date amore e qualche regola che indirizzi e contenga.
Non lasciateli soli, state in loro compagnia, è bellissimo.
Non punite (non serve a nulla) ma attivate un dialogo aperto e sincero fin da piccoli.
Perchè è difficile dialogare e farsi capire con un figlio di dieci o sedici anni se prima la modalità educativa era bastone e carota.
E se vi rendete conto di non farcela, che qualcosa non va…
Chiedete aiuto.
Io stessa vado dalla pedagogista.
Perchè potrei non vedere nitidamente.
Ciao Paolo.

